La vicenda Palatucci nasce in seguito alle pressioni dello zio Vescovo Giuseppe Maria Palatucci nel 1952, intervenuto nella battaglia legale della famiglia iniziata nel 1946 per ottenere una pensione di guerra che il governo italiano non voleva accordare (e che fu concessa nel 1953). Il vescovo scrisse al Ministero degli Interni che il nipote era meritevole di riconoscimento in quanto aveva salvato alcuni ebrei fiumani.
Sulla figura di Palatucci ha svolto un’importante ricerca il centro Primo Levi di New York grazie allo studio archivistico della storia della Questura di Fiume tra il 1938 e il 1945. Nella relazione del centro Primo Levi è scritto: “I due fascicoli di Palatucci mostrano che agì sempre sotto lo stretto controllo dei suoi superiori, il Prefetto Temistocle Testa e il Questore Vincenzo Genovese, da cui ricevette elogi, sostegno e promozioni. […]All’interno del sistema di terrore stabilito da Testa e Genovese fin dal 1938, Palatucci fu parte essenziale della macchina di applicazione delle leggi razziali in qualità di compilatore dei censimenti che dal 1938 al 1944 furono usati per la privazione dei diritti civili degli ebrei, la spoliazione dei loro beni, l’arresto e internamento, l’espulsione e infine, la deportazione nei campi di sterminio.”
VEDI ANCHE :Giovanni Palatucci l'ex Questore di Fiume che salvo migliaia di ebrei: Iniziativa ad Ascoli Piceno