Di Graziano Casalini su Mercoledì, 26 Febbraio 2020
Categoria: Vario

IL CORONA VIRUS E I CINESI IN ITALIA - di Graziano Casalini

Il Corona Virus, la grande epidemia simile ad una influenza, ma molto più contagiosa delle solite influenze annuali, proveniente da una grande regione cinese, sta mettendo in apprensione tutto il mondo. I casi (qualche centinaio) fino ad oggi registrati in Italia, sono concentrati prevalentemente in due zone circoscritte della Lombardia e del Veneto e in poche unità sparse in altre diverse regioni. Gli esperti dicono che i contagiati dal virus, possono essere anche asintomatici, nei casi gravi si registrano febbri alte, difficoltà rspiratorie, polmoniti interstiziali, che negli anziani con altre patologie pregresse possono portare anche al decesso. Al momento questi casi sono contenuti e sempre riguardanti persone molto anziane. In una percentuale molto alta, il decorso del contagio si manifasta in forme lievi ed è facilmente superato come una normalissima influenza, tenendo presente che chi ne è colpito, dovrà rispettare comunque in ambiente protetto il periodo di quarantena prescritto dal personale medico. In quasi tutti i nostri paesi, si sono trasferite di recente, ma anche da diversi anni, famiglie di cinesi, oggi operanti nelle varie attività produttive, del commercio e della ristorazione. Molte di queste famiglie, nonostante le loro usanze e credenze diverse dalle nostre, si stanno, o si sono inserite abbastanza bene nel nostro paese. Esistono in Italia, e in particolare nella mia regione, la Toscana, ragazzi e giovani già di seconda generazione che parlano correttamente la nostra lingua anche nelle forme dialettali, che avrebbero tutti i titoli per avere la cittadinanza italiana. Questi contribuiscono all'economia del paese con numerose imprese, dando lavoro anche a nostri concittadini, purtroppo le leggi italiane, molto numerose, hanno delle maglie larghe e le imprese cinesi sono molto abili nello sfruttare questo sistema in qualche modo anomalo. Generalmente, le comunità cinesi, e in Toscana abbiamo la più numerosa addirittura d'Europa, quella di Prato, con trentamila e forse più persone, sono molto laboriose di altre comunità comprese le nostre. Ed è proprio a Prato, che i primi di febbraio, tutti i cinesi residenti davano vita ogni anno alla grande festa del loro capodanno, solo alcune centinaia tornavano nel loro paese per passare le festività con i famigliari rimasti in patria. Quest'anno molti sono partiti prima che scoppiasse l'epidemia, e alcuni hanno fatto in tempo a rientrare, usando l'accortezza di mettersi in qurantena volontaria, evitando eventuale contagi nella loro comunità, ma anche nei confronti dei pratesi. Altri trattenuti, dovranno rientrare e saranno accuratamente controllati. Come vedete in Toscana non siamo messi troppo bene, però niente allarmismi, ci sono stati pochissimi casi non gravi, dovuti a collegamenti non cinesi e con i focolai del nord italia. La paura che l'epidemia si allargasse anche da noi, ha portato la gente a correre nei centri commerciali a fare sconsideratamente, rifornimenti eccezionali di generi alimentari, nonostante le rassicurazioni delle principali catene distributive. Alcuni fra i peggiori razzisti, si sono permessi di allontanare e insultare, come appestati cittadini cinesi, molti dei quali probabilmente non andavano in Cina da anni, una vergogna inaudita. In queste occasioni, c'è anche chi cerca di speculare sui prezzi di vendita di mascherine protettive e disinfettanti, e chi si approfitta cercando di raggirare ignare persone anziane con tamponi a domicilio, per questi approfittatori, la legge dovrebbe prevedere il roddoppio della pena. Per voi del sud i rischi, per diverse ragioni, sono minori, comunque, visto come evolve l'epidemia, c'è solo da rispettare le disposizione emanate quasi giornalmente dalle istituzioni e sperare che a breve tutto si esaurisca.


Graziano Casalini
26 febbraio 2020

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